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Intorno all’ "Arx aesulana" nacquero i primi insediamenti umani della futura città di Rocca di Papa. L’Arx aesulana rappresentava l’emblema e la potenza della città di Cabum. Da qui prese, poi, nome il monte Albano, identificato successivamente come Monte Cavo.
Su questo si stagliava maestoso il tempio di Giove Laziale.
I condottieri, gli eroi e i benemeriti della Patria, raggiungevano il tempio di Giove Laziale percorrendo la Via Sacra che si dipana, conservata ancora in ottimo stato, dall’antica via Appia inerpicandosi verso il Monte. La città di Cabum, però, subì la sorte delle altre città latine. Nei secoli successivi all’antica Arx venne dato il nome di "Rocca de Monte gavo" e di "Castrum de Montis albani". Al nucleo abitato sarà definitivamente dato il nome di Rocca di Papa in onore del Pontefice Eugenio III (1145-1152) che ivi soggiornò per significare che il luogo era sotto la giurisdizione dello Stato Pontificio. La costruzione di un nuovo castello, nato sui resti dell’Arx, può essere attribuita proprio a Eugenio III.
Dopo essere appartenuta al comune di Roma, Rocca di Papa passò alla famiglia degli Annibaldi, ai Colonna, ai Borgia. La Rocca fu, però, smantellata da Pier Luigi Farnese, durante il pontificato di Papa Paolo III e subito ricostruita sotto Paolo IV. Nel 1855 i cittadini si ribellarono alle esose gabelle, imposte dai principi Colonna e dichiararono il Primo Maggio la Repubblica di Rocca di Papa. Le Forze Pontificie in brevissimo tempo ripresero il controllo della situazione, effettuando 17 arresti. Il vescovo di Frascati fece rimuovere le ultime rovine del tempio ed eresse, nel XVIII secolo, un monastero, in cui si stabilirono prima dei religiosi polacchi, poi i Trinitari spagnoli e Fiamminghi. Il monastero, trasformato nel 1889 in albergo ospitò personaggi illustri.
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